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Dottrina - dottrina penale - Primo Piano

Il caso DJ Fabo e il reato di istigazione al suicidio: i dubbi di costituzionalità della Procura di Milano

A seguito del procedimento penale posto in essere nei confronti di Marco Cappato, indagato del reato di cui all’ art.580 c.p. dopo essersi autodenunciato di aver accompagnato dj Fabo a morire in una struttura in Svizzera, la Procura di Milano, vistasi respinta dal GIP la richiesta di archiviazione, ha richiesto al giudice di sollevare la questione di legittimità costituzionale della norma richiamata, nella parte in cui incrimina la condotta di “partecipazione fisica” o “materiale” al suicidio altrui, senza escludere la rilevanza penale del comportamento di chi aiuta il malato terminale o irreversibile a porre fine alla propria vita, quando lo stesso ritenga le sue condizioni di vita fonte di una lesione del suo diritto alla dignità (Procura di Milano 4 luglio 2017- N. 9609/17 R.G.N.R. mod. 21).

Ciò in quanto la previsione dell’ art 580 c.p. così interpretata comporterebbe la violazione degli artt. 3 e 117 Cost. e 14 CEDU, laddove il malato irreversibile o terminale, per porre fine alle proprie sofferenze, non possa meramente rinunciare alle cure se non provando indicibili sofferenze contrarie alla dignità umana; conseguentemente vi sarebbe una discriminazione grave tra situazioni che in sostanza risultano profondamente simili: quella di chi può scegliere di non curarsi senza che ciò comporti conseguenze di salute insopportabili e quella di coloro per cui richiedere la “partecipazione materiale” di terzi per andare a morire in un altro Stato risulta l’ unico strumento per porre fine alle sofferenze e conservare la propria dignità.

Inoltre, secondo la Procura di Milano, sarebbe leso anche il principio di offensività dato che il bene “vita” deve essere considerato in un’ ottica personalistica, piuttosto che collettivistica, e che, quindi, dovrebbe essere  tutelato alla luce del pieno sviluppo della persona umana; con la disposizione contestata, invece,  il Legislatore si sostituisce all’ individuo nel compimento di scelte determinanti circa la vita stessa, dato che  senza l’ apporto materiale di terzi, quest’ ultimo non può autodeterminarsi e compiere la sua reale ed effettiva volontà di morire con dignità.

Ulteriori diritti lesi risultano, quindi, secondo la ricostruzione, anche il diritto all’ autodeterminazione ed il diritto inviolabile alla dignità umana e, pertanto, la Procura ha avanzato al giudice la richiesta di sollevare la questione di legittimità costituzionale dell’ art. 580 c.p. anche per la violazione degli artt 2,13, 25, commi 2 e 3, 32,comma 2, Cost., con riguardo alla parte in cui incrimina la condotta di “partecipazione fisica” o “materiale” al suicidio altrui senza escludere la rilevanza penale della condotta di chi aiuta il malato terminale o irreversibile a porre fine alla propria vita, quando il malato stesso ritenga le sue condizioni di vita fonte di una lesione del suo diritto alla dignità.


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